Sono un esteta

8 settembre 2010

Ieri e altroieri erano giornate immobili. Il cielo era coperto da un uniformemente grigio chiaro strato di nuvole che nascondevano le montagne; era possibile immaginare di essere in pianura. Non vi era alcun rumore della natura a parte la pioggia di ieri sera, e anche i rumori umani giungevano attutiti. L’aria era piacevolmente fresca.  Altroieri era quindi la giornata perfetta per ascoltare Blackwater Park degli Opeth, cosa che ho fatto, chiudendo gli occhi per seguire attentamente la melodia, come faccio ormai da tempo quando ascolto musica. La sera ho bevuto un caffé amaro, concentrandomi prima sull’odore e poi sul sapore, lasciando che il liquido mi riempisse la bocca in modo da percepire tutte le sfumature, come faccio quando voglio gustare qualcosa. Leggi il seguito di questo post »


Sulla precisione formale: non oltrepassare la riga giallen [cit.]

5 settembre 2010

Un matematico bada molto alla precisione formale nel suo lavoro, controllando scrupolosamente le ipotesi e la terminologia che sta usando. Non può quindi che rimanere scandalizzato dal pressapochismo con cui vengono pronunciati gli annunci nelle stazioni ferroviarie.

Esempio: “Treno in arrivo al binario <n>. Allontanarsi dalla linea gialla.”

Si dovrebbe precisare quale linea gialla, in che direzione ci si dovrebbe allontanare e di quanto. Allontanandosi dalla linea giusta ma in direzione sbagliata si finisce dritti sotto il treno in arrivo, e questo è male, almeno in alcuni casi.

Inoltre, seguendo il consiglio di non oltrepassare la linea gialla (quale poi?), non si riuscirebbe mai a entrare nel treno giusto quando arriva.

ANNUNCIO

Treno regiona… Ehm… No, non era questo. Era: “Vorrei ringraziare tutti quei (futuri) matematici che mi hanno aiutato ad individuare le mancanze negli annunci alle stazioni ferroviarie.”


Sulla terminologia: matematica e commercio

5 settembre 2010

Per un matematico una terminologia semplice e precisa è molto importante. Perciò egli tende a tradurre in linguaggio matematico le parole della quotidianità, distruggendo però in questo modo, il cattivone, le idiozie mascherate dalle parole finezze psicologiche del linguaggio. Qualche esempio dal commercio:

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I buffi discorsi sull’identità Europea

1 settembre 2010

L’occasione per scrivere questo articolo viene dalla visita di Gheddafi a Roma del 29 agosto. In pratica, una successione di pagliacciate tanto spettacolari quanto superflue, che culminano in una lezione sull’islam impartita ad un gruppo di belle ragazze reclutate da un’agenzia di hostess. Con un vincolo: nessuna domanda sulla politica. Quando una di loro, nel tempo dedicato alle domande, chiede un parere sul possibile ingresso della Turchia nell’Unione Europea, il megalomane dittatorino (sarà per questo che va così daccordo con Berlusconi?) prima tentenna, trattandosi di una domanda politica, ma poi prende coraggio e, tra le altre cose, pronuncia qualcosa che viene inteso come “l’Europa sia islamica”. Secondo alcune giornaliste infiltrate non era quello il senso, ma così si è capito in giro e a questo si è reagito.

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