Il punto della questione Charlie Hebdo

10 gennaio 2015

PREMESSA: volevo pubblicare questo articolo poco dopo l’attentato, ma non subito dopo, per lasciare il tempo ai pensieri di raffreddarsi e ai personaggi pubblici di fare le loro dichiarazioni e magari poi smentirle coi fatti, raccogliendo in questo modo ulteriori spunti di riflessione. Così ho iniziato a scrivere la bozza, ma poi l’ho abbandonata tra una faccenda e l’altra. Il 14 febbraio c’è stato però un rigurgito della stessa violenza che ha causato il primo attacco, quindi mi è sembrato il momento opportuno per riprendere in mano la questione. Buona lettura!

Poiché la morte è un evento che avviene quotidianamente, per una persona non ha senso preoccuparsi per la scomparsa di qualcuno che non le fosse in qualche modo caro. Io non conoscevo i vignettisti di Charlie Hebdo né leggevo assiduamente la detta rivista, sebbene abbia apprezzato le vignette diventate abbastanza famose da arrivare a me. Pertanto, della loro morte non dovrebbe importarmi, e in effetti così sarebbe stato se tale morte fosse avvenuta in modo “tranquillo”.

Ma non è questo il caso. I complottismi si sprecano, ma data l’organizzazione sommaria dell’attacco e l’assenza di rivendicazioni o altri elementi che possano far pensare altrimenti, lo scenario sembra quello che emerge dai fatti: un attacco per motivi religiosi ad una rivista satirica che in passato aveva preso in giro la religione in questione.

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