Politica italiana, riflessioni sparse ad oggi

Questo articolo doveva essere la dichiarazione di voto al referendum costituzionale del 4 dicembre, e in effetti più avanti farò anche questo. Tuttavia nel pensare a cosa votare sono emersi molti pensieri più o meno collegati che confluiranno quindi qui dentro.

Passiamo subito all’argomento forte. La riforma ha alcuni aspetti positivi e alcuni negativi, quindi necessariamente una dichiarazione di voto da sola non rende conto della complessità di ragionamento di colui che la rilascia. Questo si vede bene anche nella diversità di storia politica che si riscontra all’interno di ciascuno schieramento.

Per motivi contingenti, il dibattito sul referendum si è intrecciato con quello sulla nuova legge elettorale. Anche qui, la cosa non è né giusta in assoluto né sbagliata in assoluto. È vero che la legge elettorale è una legge ordinaria e quindi sottosta a meccanismi diversi da quelli della Costituzione, ma è anche vero che un assetto costituzionale deve essere tale da evitare disastri qualunque legge elettorale venga adottata, quindi simulare l’effetto di una coppia (Costituzione, legge elettorale) sulla vita pubblica del paese è una cosa da fare, ma non per decidere se va bene la coppia o la sola legge elettorale, ma per decidere se va bene la Costituzione. Come corollario, è sbagliato subordinare il proprio voto sulla riforma all’adozione di una particolare legge elettorale.

Io però ho un’opinione piuttosto forte: la riforma costituzionale proposta produrrebbe un disastro con un’ampia gamma di leggi elettorali, inclusi la Porcata che c’era finora e l’Italicum che ci sarà d’ora in poi, dove per disastro intendo, nel caso peggiore, la salita al potere di un dittatore poco illuminato. Infatti con la riforma chi controllerà la Camera dei Deputati controllerà sostanzialmente tutto il resto delle istituzioni a livello statale, e a seconda della legge elettorale in vigore potrà farlo anche con un consenso reale piuttosto ridotto. Questo, tra l’altro, è uno dei motivi per l’apparente contraddizione tra la vittoria elettorale di una forza politica e l’impressione che nessuno l’abbia votata. Per fare un esempio con la Porcata, la coalizione che ha attualmente la maggioranza alla Camera ha preso alle ultime politiche poco più di un quinto dei voti sul totale degli elettori. Che l’eventuale dittatore sia poco illuminato è poi molto probabile: infatti vincere le elezioni richiede capacità diverse rispetto al saper governare, tuttavia al governo si troverà il vincitore delle elezioni.

Per questo motivo voterò No. Non ritengo che l’Italia abbia un problema di governabilità; le riforme negli ultimi anni si sono approvate regolarmente e il governo dispone già di strumenti per la gestione delle emergenze, di cui spesso e volentieri abusa. Se si volevano ridurre le dimensioni delle Camere, il che necessariamente snellirebbe il processo legislativo dato il minor numero di persone a discutere, bastava una riforma puntuale che modificasse solo i due numeri 630 e 315, deputati e senatori rispettivamente.

Dopo la dichiarazione passiamo ad alcuni pensieri sparsi di contorno. Le metto dopo la dichiarazione di voto perché, non trattandosi di merito, per una persona ragionevole sono fattori che non dovrebbero influire sul voto, tuttavia sempre una persona ragionevole non può fare a meno di rifletterci.

Per farmi un parere sulla riforma ho letto il testo attuale e come verrebbe modificato a fronte. Facendo questo mi sono accorto che alcune parti della versione corrente sono più difficili da leggere di altre. Andando a guardare un’edizione più dettagliata, ho visto che si tratta di parti che sono già state modificate in precedenza da altre riforme costituzionali. Trovo molto triste che dal linguaggio semplice della Costituzione originale si sia arrivati al percorso accidentato attuale. Attenzione, ho detto linguaggio semplice, non semplicistico, ovvero un linguaggio che non richieda sforzi aggiuntivi a chi è già abituato a leggere: la prima parte della Costituzione, quasi mai toccata, utilizza un lessico ricco e preciso, ma resta semplice da leggere.

Il nuovo testo peggiora le cose. Senza citare il famigerato articolo 70, mi sembra che sia tutto fatto apposta per appesantire la comprensione della Carta e, pur essendo un sostenitore della superiorità del contenuto sulla forma, questa cosa non mi piace. Sono un matematico e so quanto una notazione comoda semplifichi enormemente la comprensione di una materia necessariamente complicata di suo. Possiamo certamente affermare che il Diritto, come qualunque altra branca dello scibile umano a un livello abbastanza alto, sia una materia complicata: non c’è alcun bisogno di complicarla ulteriormente con una notazione schifosa. Questo è tanto più vero tenendo presente che, almeno in teoria, un cittadino dovrebbe conoscere la Legge, per quanto possibile, e quindi sarebbe un gesto carino semplificargli questo compito, a maggior ragione se si tratta della legge fondamentale.

Passiamo alle speculazioni su quel che succederà a partire dal 5 dicembre in poi. Innanzitutto, qualunque previsione di disastri o ritorni nel passato nel caso vincesse il No è semplicemente falsa. Infatti, nel caso di vittoria del No, si rimarrebbe alla Costituzione e alla situazione attuale, quindi qualunque circostanza che dovrebbe seguire a una tale evenienza dovrebbe essere evidente già ora. In particolare, non ha alcun senso il paragone col referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: oltre alla diversità delle materie trattate, l’esito vincente dell’uscita ha rappresentato un cambiamento rispetto alla situazione precedente.

Un’altra cosa che non succederà nel caso in cui dovesse vincere il No, e qui devo deludere diversi sostenitori di questo fronte, sono le dimissioni di Renzi. Sono anzi convinto che le sue dimissioni siano più probabili in caso di vittoria del Sì, ovviamente seguite da nuove elezioni che, sulla scia del successo nel referendum, di qualche regalo nella legge di bilancio, di uno più zero virgola nei dati economici e del clima natalizio, gli darebbero nelle sue speranze una maggioranza stabile alla nuova Camera.

L’ultima mia riflessione non c’entra nulla con la riforma costituzionale, tuttavia l’ho avuta leggendo l’articolo 48. L’ultimo comma, che comunque non verrebbe modificato dalla riforma, recita

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Ovvero, detto in un linguaggio meno aulico di quello dei padri costituenti “è possibile togliere il diritto di voto agli stupidi e ai malvagi”. Che è esattamente quello che vorrei si facesse, una volta trovato un modo efficace di identificare gli stupidi ed i malvagi, e uno dei motivi per cui lo vorrei è proprio lo scollamento tra le capacità necessarie a vincere le elezioni e a governare citato in precedenza e prodotto dalla situazione attuale. Un esempio è l’abitudine di parlare per slogan e approssimazioni, quando non palesi bugie, impropriamente chiamata “populismo” nel dibattito politico mainstream, che evidentemente paga, visto che la adottano non solo ben noti leader delle opposizioni, ma anche l’attuale Presidente del Consiglio, nonostante apparentemente i sostenitori del suo partito si accorgano solo di quando sono i primi a farlo. La differenza è solo nel lessico adottato, oltre che negli atteggiamenti necessariamente diversi derivanti dall’essere rispettivamente all’opposizione o al governo.

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