Un burkini per l’iPhone

18 agosto 2016

Disclaimer: il post non parla di smartphone né intende fare pubblicità ad un marchio specifico.

Secondo me nella discussione mainstream sulla faccenda del costume molto integrale, più di una tuta da sub, vietato dai sindaci di alcune città balneari francesi si stanno mancando almeno un paio di punti.

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Il punto della questione Charlie Hebdo

10 gennaio 2015

PREMESSA: volevo pubblicare questo articolo poco dopo l’attentato, ma non subito dopo, per lasciare il tempo ai pensieri di raffreddarsi e ai personaggi pubblici di fare le loro dichiarazioni e magari poi smentirle coi fatti, raccogliendo in questo modo ulteriori spunti di riflessione. Così ho iniziato a scrivere la bozza, ma poi l’ho abbandonata tra una faccenda e l’altra. Il 14 febbraio c’è stato però un rigurgito della stessa violenza che ha causato il primo attacco, quindi mi è sembrato il momento opportuno per riprendere in mano la questione. Buona lettura!

Poiché la morte è un evento che avviene quotidianamente, per una persona non ha senso preoccuparsi per la scomparsa di qualcuno che non le fosse in qualche modo caro. Io non conoscevo i vignettisti di Charlie Hebdo né leggevo assiduamente la detta rivista, sebbene abbia apprezzato le vignette diventate abbastanza famose da arrivare a me. Pertanto, della loro morte non dovrebbe importarmi, e in effetti così sarebbe stato se tale morte fosse avvenuta in modo “tranquillo”.

Ma non è questo il caso. I complottismi si sprecano, ma data l’organizzazione sommaria dell’attacco e l’assenza di rivendicazioni o altri elementi che possano far pensare altrimenti, lo scenario sembra quello che emerge dai fatti: un attacco per motivi religiosi ad una rivista satirica che in passato aveva preso in giro la religione in questione.

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La curiosità che distrugge la fede

3 gennaio 2011

Se dovessi cercare nella mia infanzia i motivi che mi hanno reso, negli anni, un libero pensatore, indicherei sicuramente i rimasugli di un sistema di istruzione sovietico (una delle poche cose buone della dittatura in cui sono vissuto il primo anno mio e l’ultimo anno suo) improntato al materialismo e al metodo scientifico, ma anche il mio interesse malato verso la religione, che si è manifestato in me da bambino e non è mai passato del tutto.

In realtà da bambino ero curioso, e lo sono un po’ tuttora, verso tutti gli aspetti dello scibile umano, e questa curiosità ha contribuito parecchio a distruggere la religione ai miei occhi. Ad un età di circa 10 anni ho letto, da solo, il Matteo, e mi rimane tutt’ora impresso un consiglio di Gesù sulla gestione della propria fede, soprattutto perché i cristiani fanno l’esatto contrario.

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Matteo 6, discorso della montagna.

Nota: coloro che affermano, come me, che la religione è un fatto strettamente privato, vengono chiamati dal papa e dai rispettivi leccaculo “laicisti”  (la differenza con i “laici” non è ben chiara), dimenticandosi che allora anche Gesù lo era.

Inoltre sapevo dell’esistenza di tante religioni diverse, sia passate che presenti, e le vedevo più o meno equivalenti. Sapevo anche dell’ateismo, come di una delle alternative alle tante religioni.

Sapevo dei crimini della chiesa ma anche della distruzione delle chiese negli anni dello Stalinismo, del fondamentalismo islamico, di quello cristiano e delle idiozie propinate dagli svariati culti tribali e non, da semplici superstizioni fino ai sacrifici umani.

Ho letto alcuni libri di liberi pensatori e decine di riflessioni sparse di persone che di religione sanno più del credente medio, e non ne hanno nessuna.

Sapevo e so molte cose, perciò non credo. Ho capito negli anni che è importante riflettere sulla propria fede e conoscerla a fondo: è il modo migliore per perderla. Solo chi non si chiede mai niente può conservare tranquillamente credenze irrazionali.


Tipi di bigotto

2 ottobre 2010

Una buona (a patto di definire “buona” nel modo giusto) attività per persone razionali con tempo da perdere, o da impiegare produttivamente (anche qui questione di definizioni), è quella di cercare di convincere un religioso che la sua religione è un’illusione personale, una catena che imprigiona la sua mente ed è anche un grosso danno sociale. Un esercizio psicologico collaterale è quello di cercare di classificare le più frequenti reazioni degli interlocutori. Prima di partire, vi ricordo che la (s)conversione istantanea non è una di queste.

Ecco quindi i tipi di bigotto, classificati in base al tipo della loro reazione alla vostra opera missionaria. La classificazione è ottenuta in base ad esperienze personali, dirette ed indirette, molte delle quali costituite da dialoghi virtuali, alcuni di essi con veri e propri troll, che infatti vengono bannati velocemente.

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I buffi discorsi sull’identità Europea

1 settembre 2010

L’occasione per scrivere questo articolo viene dalla visita di Gheddafi a Roma del 29 agosto. In pratica, una successione di pagliacciate tanto spettacolari quanto superflue, che culminano in una lezione sull’islam impartita ad un gruppo di belle ragazze reclutate da un’agenzia di hostess. Con un vincolo: nessuna domanda sulla politica. Quando una di loro, nel tempo dedicato alle domande, chiede un parere sul possibile ingresso della Turchia nell’Unione Europea, il megalomane dittatorino (sarà per questo che va così daccordo con Berlusconi?) prima tentenna, trattandosi di una domanda politica, ma poi prende coraggio e, tra le altre cose, pronuncia qualcosa che viene inteso come “l’Europa sia islamica”. Secondo alcune giornaliste infiltrate non era quello il senso, ma così si è capito in giro e a questo si è reagito.

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Risse da pollaio tra atei e agnostici

1 agosto 2010

Seguendo sul web diversi gruppi di discussione accomunati dal rifiuto della religione dogmatica una discussione che invariabilmente prima o poi salta fuori è quella di quale categoria ha una visione del mondo più corretta dal punto di vista razionale: gli atei o gli agnostici.

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L’unica fede di cui c’è bisogno

26 aprile 2010

Iniziamo con lo sfatare un mito: l’ateismo NON è una religione. Un ateo si sveglia la mattina, percepisce l’Universo e soltanto l’Universo e non ha bisogno di un atto di fede per affermare la non esistenza di altro. Probabilmente se non sentissimo parlare di dio sin dall’infanzia saremmo tutti atei, ma, sentendone parlare e sentendosi esigere un atto di fede verso questa aggiunta non giustificata qualcuno inizia a pensare che l’assenza nella mente di qualcun altro di quell’aggiunta richieda un analogo atto di fede. Non è così.

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